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News | 19 Febbraio 2018
Alcune considerazioni sui pneumatici ricostruiti
Autore Staff

I pneumatici ricostruiti sono copertoni il cui battistrada usurato è stato asportato e sostituito con nuovo materiale, che corrisponde all’originale. Come materia prima fungono pneumatici usati, la cui struttura è tuttavia intatta.

In questa tipologia di pneumatici, la ricostruzione è resa possibile dal fatto che la struttura portante abbia una vita più lunga del battistrada. In seguito al relativo controllo di centratura ed equilibratura, il pneumatico subisce poi il cosiddetto processo vulcanizzazione, grazie al quale vengono fuse insieme le parti vecchie e nuove creando un tutt’uno. Al termine del processo produttivo ci sarà naturalmente un controllo.
 
I pneumatici ricostruiti troveranno impiego nel trasporto aereo ma anche in quello stradale pesante. Ma è sempre più diffusa la tendenza degli automobilisti di scegliere questa alternativa. 
 
Il cambio di pneumatici a livello Europa, comporta la produzione di circa 140 milioni di gomme nell’arco di un anno.
A queste ruote se ne aggiungono altre 40 milioni, che derivano dalla rottamazione.

Per quanto riguarda la produzione di un pneumatico, c’è da dire che vengono consumati mediamente 24 litri di greggio, mentre nel caso di pneumatici ricostruiti questa quota si riduce a circa 5,5 litri. Dal punto di vista ambientale si tratta insomma di un dato estremamente positivo!
 
Con l’uso dei pneumatici ricostruiti, gli automobilisti italiani risparmiano mediamente ogni anno circa 260 milioni di euro, visto che questa tipologia di copertone costa fino al 50% in meno rispetto a quelli normali. Inoltre grazie a controlli severi della normativa Ece Onu 108 sono garantite un’estrema qualità, una buona durata, affidabilità e soprattutto sicurezza.